COMMENTO 

ALLO

STANDARD

Lettura in chiave cinognostica dello standard dell’ALANO TEDESCO

a cura del Comandante Gioacchino Murante.

tratto dal libro "Alano"

della dott.ssa Amelia Murante 

edito da Gruppo Editoriale Castel Negrino

GENERALITA’

Origine: Germania

Classificazione: Utilitaria: Cane d’accompagnamento, da guardia e da protezione

Classificazione Scientifica: è uno strumento che consente di analizzare le caratteristiche delle razze canine e quindi di stabilire l’appartenenza di una razza ad una determinata categoria.

Esistono moltissime classificazioni, di norma si utilizzano quella ideata da P. Mégnin e da Déchambre. Secondo Pierre Mégnin, tutte le razze canine possono essere divise in quattro gruppi: * Lupoide * Braccoide * Molossoide * Graioide

Il tipo Braccoide ha la testa si avvicina alla forma prismatica, con il muso tanto largo alla sua estremità distale quanto alla sua base, ed è separato dalla fronte da una depressione naso-frontale (Stop) ben marcata; le orecchie sono cadenti, le labbra lunghe e pendenti: le superiori sorpassano notevolmente la mandibola.

E’ evidente che l’Alano appartiene a questa categoria.

Secondo Déchambre le razze canine si dividono in:

 

* Rettilinee * Concavilinee * Convessilinee

 

Questa sistematica si avvale di caratteri etnici generali quali la forma della testa, la natura delle estremità, le proporzioni corporali, le variazioni di peso, di statura, di pelo.

 

L’Alano Tedesco è posto nella Classificazione Scientifica come:

 

“Cane appartenente al Gruppo Braccoide“ ( secondo P. Mégnin )

“Razza Rettilinea a pelo raso” (secondo Déchambre.)

Commento:

Va notato che taluni sono usi  classificare l’Alano come  Molossoide, anche in considerazione del fatto che la FCI inserisce l’Alano nel “ Gruppo 2, sezione 2.1 Molossoidi senza prova di lavoro” .

Si può  ben  dire che  tale  espressione è  impropria e scorretta,  infatti  Mègnin  così definisce il

“Molossoide”: testa voluminosa, rotonda o cuboide, orecchi piccoli e cadenti, muso corto, labbra lunghe e spesse, corpo massiccio e normalmente di grande statura, generalmente con cinque dita le zampe di dietro come quelle davanti.”

Si può senz’altro affermare, senza tema di errore, che tra le razze “da guardia” (ma manche tra tutte le altre), la morfologia dell’Alano è unica, non v’è nessuna altra razza che gli somigli e, dunque, non potrebbe essere inserito in nessun “gruppo” di razze.

 

CARATTERISTICHE PRECISANTI LA RAZZA

 

La conformazione generale è quella di un mesomorfo (Anamorfosi), costruito nel quadrato (altezza al garrese uguale alla lunghezza del tronco), grandissimo e armonico rispetto al formato (Eterometria)  e armonico rispetto ai profili (Alloidismo).

Eterometria

Con tale nome si designa lo studio delle variazioni del Formato, che è dato dalla statura e dalla massa (peso e volume).

Rispetto al Formato nel cane troviamo tre classi:

* Piccolo   * Mezzano   * Grande

 

Il Formato Piccolo si suddivide in:

* Piccolissimo   * Piccolo   * Mezzanetto

 

Il Formato Mezzano non ha suddivisioni

Il Formato Grande si suddivide in:

* Grandicello   * Grande   * Grandissimo

“Perché un cane sia armonico rispetto al Formato, è necessario che ogni sua singola parte (indipendentemente dall’Anamorfosi e dall’Alloidismo) sia riferibile allo stesso formato, di modo che sia armonico l’ordinamento delle masse.” (Marchi).

“ Esempio di disarmonia rispetto al Formato: testa piccola su un tronco grande o viceversa, corpo di Piccolo Levriero Italiano con testa di Greyhound ( uguale il tipo della sagoma e del profilo della testa ma differente il volume e il peso);  posteriore deficiente in lunghezza, larghezza e sviluppo rispetto all’anteriore fornito di maggiori misure e più poderosamente conformato. “(Solaro).

L’ALANO E’ ARMONICO RISPETTO AL FORMATO ESSENDO CLASSIFICABILE NEL GRUPPO GRANDISSIMO IN OGNI SUA PARTE.

Commento:

L’armonia rispetto al Formato è qualità determinante, caratteristica e distintiva per l’Alano. Pertanto è sempre da ricercarsi e deve essere considerata pregio preminente nella valutazione del soggetto e in particolare deve essere tenuta in gran conto nella valutazione del necessario dimorfismo tra maschio e femmina.

 

 

Anamorfosi

 

Tale termine si riferisce all’esame delle proporzioni diametriche che si desumono dal confronto fra i diametri longitudinali e i diametri trasversali.

 

“Ammesso un tipo medio, cioè il MESOMORFO, allorquando i diametri trasversali prevalgono sul tipo medio, si ha il BRACHIMORFO; se prevalgono i diametri longitudinali si ha il DOLICOMORFO.” (Solaro)

Il Mesomorfo è, dunque, quel soggetto in cui i diametri trasversali e i diametri longitudinali sono armonicamente proporzionati tra loro. Volendo esprimere numericamente il concetto possiamo dire, col Paci, che è Mesomorfo il soggetto che ha INDICE CORPORALE compreso tra  71 e 84, secondo la formula: 

L’ALANO E’ UN MESOMORFO, è Dolicomorfo un Levriere, è Brachimorfo un Bulldog.

 

Commento:

Anche in questo caso si sottolinea come l’alano deve essere cane proporzionato e armonico.

Alloidismo

 

E’ lo studio delle variazioni dei Profili:

* rettilineo o ortoide   * concavilineo o celoide   * convessilineo o cirtoide

L’ALANO TEDESCO E’ ARMONICO RISPETTO AI PROFILI, AVENDO LA TESTA A PROFILO RETTILINEO E IL DORSO A PROFILO RETTILINEO.

Considerazioni

Attraverso lo studio delle caratteristiche morfologiche generali che determinano la razza, abbiamo avuto modo di veder che ognuna tende a descrivere l’alano come uno straordinario esempio di armonia e di equilibrio di forme e proporzioni. Non vi sono diametri preponderanti su altri, non vi sono peculiarità esasperate. Lo standard nella descrizione dell’aspetto generale recita “L’Alano Tedesco unisce fierezza, forza ed eleganza in un insieme pieno di nobiltà. E’ grande, potente e di costruzione armoniosa. L’Alano, grazie alla mole unita alla distinzione, all’armonia dell’aspetto, alla proporzione delle forme, dà a colui che lo contempla l’impressione di trovarsi di fronte ad una statua piena di nobiltà. E’ l’Apollo delle razze canine”.

In questa frase è riunita l’essenza della razza, vengono mirabilmente descritte  i caratteri che la distinguono. La vera difficoltà nell’allevamento e nella selezione dell’alano è, probabilmente, proprio qui: riuscire a compendiare caratteristiche non sempre dipendenti l’una dall’altra, se non in contrasto, quanto meno non vicendevolmente legate.  L’alano deve esprimere forza e potenza, non solo per la sua mole elevata, ma soprattutto per la sostanza e l’ossatura, ma contemporaneamente deve essere distinto, nobile, fiero, elegante. La maggior parte delle razze di grande mole, normalmente Mastini o più generalmente Molossoidi, alla struttura imponente associano un aspetto poco distinto dovuto al collo corto, alla ricchezza di pelle, alla testa pesante, ad andatura poco elastica,. Nulla del genere deve apparire in un alano che, quindi, deve ben distinguersi dai suoi lontanissimi cugini Molossoidi. Ma allo stesso modo non devono essere rilevate le caratteristiche degli altrettanto lontani cugini levrieri che invece hanno collo lungo, movimento elegante, pelle asciutta, ma non sono dotati della potenza che deve avere un alano.

Riassumendo: potenza  ed  eleganza,  unite in una proporzionata armonia di forme,   sono le prime caratteristiche distintive dell’alano tedesco.

 

TESTA

Dice Solaro: “il carattere di una razza è dato per la maggior parte dalla tasta” ossia “la testa dice la razza”

Nella valutazione della testa, per qualsiasi cane, vanno valutati i PROFILI

Tali profili sono dati dalla relazione tra gli assi longitudinali superiori del cranio e del muso,

e, a seconda del loro comportamento, si avranno tre possibilità:

  • PARALLELISMO

  • CONVERGENZA

  • DIVERGENZA

Il PROFILO DELLA TESTA DELL’ALANO PRESENTA PARALLELISMO poiché l’asse longitudinale superiore del cranio  è parallelo all’asse longitudinale superiore della canna nasale.

E’ importante ricordare che l’asse longitudinale superiore del cranio è rappresentato da una linea secante il cranio, cioè secondo Solaro:

 “l’asse longitudinale superiore del cranio è determinato da una retta che passa dal centro della squama occipitale, precisamente nel punto craniometrico INION, al punto craniometrico NASION ossia l’incontro tra le apofisi delle ossa nasali con le ossa frontali”.

“L’asse longitudinale superiore del muso è determinato dalla linea che segue il profilo superiore della canna nasale,  e cioè la retta che congiunge l’estremità supero-anteriore della canna-nasale (tartufo) alla sua estremità posteriore, o meglio alla linea trasversale che congiunge gli angoli interni degli occhi.”

Lo standard dice che la testa dell’Alano è “…allungata, stretta…” il che detto in termini più tecnici significa DOLICOCEFALA.

La sua lunghezza totale è pressoché 4/10 dell’altezza al garrese.

La lunghezza del muso (misurata dall’estremità supero-anteriore del tartufo al punto craniometrico Nasion) deve raggiungere la metà della lunghezza totale della testa.

La larghezza bizigomatica del cranio deve essere inferiore alla metà della lunghezza totale della testa perciò l’indice cefalico totale non deve superare il numero 50.

      

DOLICOCEFALIA:   “Dicesi Dolicocefala quando il diametro longitudinale della testa presenta un prevalente sviluppo sul diametro trasversale di essa.” (Solaro)

 

INDICE CEFALICO TOTALE: ”E’ il rapporto fra la lunghezza totale della testa (misurata dalla apofisi occipitale esterna -punto craniometrico INION- al margine supero-anteriore del tartufo) e la sua larghezza bizigomatica (misurata dal margine esterno di un’arcata zigomatica all’altro).

L’Indice Cefalico Totale si ottiene moltiplicando la misura della larghezza bizigomatica per 100 e dividendo il prodotto per la misura della lunghezza.” (Solaro)

Altra misura importante è il rapporto tra la lunghezza della testa e l’altezza al garrese. La lunghezza della testa  deve corrispondere ai 4/10 dell’altezza al garrese, per esempio un cane alto 80 cm al garrese deve avere una testa lunga 32 cm. Inoltre la lunghezza del muso deve corrispondere alla lunghezza del

cranio, in altre parole la metà della testa è la linea che congiunge i canti mediali degli occhi.

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MUSO

 

Tartufo: visto di profilo segue il profilo della Canna Nasale e si presenta non sporgente sulla linea verticale anteriore del muso. Il tartufo deve essere grande (più largo che tondeggiante, dice lo standard), umido e fresco, con narici ben aperte e mobili. Le ali nasali devono essere sottili. Deve essere pigmentato di nero, ma nell’arlecchino è ammessa la parziale o totale depigmentazione.

Muso e labbra:  la canna nasale deve avere profilo rettilineo. Abbiamo già visto quale deve essere la sua lunghezza.

Lo standard dice che il muso  deve essere “profondo e più rettangolare possibile”. Le labbra superiori, viste di fronte, determinano alla loro congiunzione una sorta di V rovesciata, sono abbondanti perciò la faccia anteriore del muso è ben sviluppata in altezza. Poiché la faccia anteriore del muso deve essere anche ben sviluppata in larghezza, di fronte il muso deve presentarsi come un’ampia superficie piatta, determinando ciò che viene definito quadratura del muso.. “La condizione che determina la quadratura del muso nei cani dolicocefali sta nel parallelismo delle sue facce laterali” (Solaro).           

LINEE AXIO FACCIALI: sono le linee che corrono lungo le facce laterali del cranio e del muso. Nell’Alano devono essere più parallele possibile rispetto alla linea mediana della testa.

Il profilo inferiore laterale del muso è dato dalle labbra. Il punto più basso è dato dall’occhiello della commessura labiale, questa deve essere accentuata, ma non flaccida, né troppo rilassata. Le labbra devono essere abbondanti, ma senza esagerazioni, devono essere di tessuto carnoso e tonico, assolutamente non  troppo pesanti, né svolazzanti, né fluttuanti. Come  ogni caratteristica della razza devono contribuire ad un insieme elegante e distinto, e devono armonizzare con la testa nobile e raffinata.

Le mucose devono essere pigmentate di nero, ma sono ammesse parzialmente o totalmente depigmentate nell’arlecchino.

Regione sottorbitale: lo standard dice che la testa dell’Alano deve essere “delicatamente cesellata, soprattutto nella regione sottorbitale”. Quest’ultima comprende un semicerchio che sta sotto il margine inferiore delle orbite, ha per base anatomica la parte superiore dei mascellari superiori, parte degli zigomatici e le ossa lacrimali. Dunque la regione sottorbitale deve essere ben cesellata, asciutta e deve evidenziare le salienze delle ossa sottostanti. Pertanto il tessuto sottocutaneo, i muscoli della regione e la base ossea devono avere minimo sviluppo. In caso contrario si avrà il difetto detto “testa impastata” o “non cesellata” (Solaro) caratteristiche di testa poco distinta e poco espressiva.

 

Mascelle e denti: Le ossa mascellari devono essere forti, di sviluppo normale. Le branche della mandibola devono essere più parallele possibile tra loro.

I denti devono essere ben sviluppati, la chiusura a forbice, vale a dire che la faccia linguale degli incisivi superiore deve sfiorare la faccia vestibolare degli incisivi inferiori.

La dentatura deve essere completa (42 denti secondo la formula dentaria), ma lo standard dice chiaramente che è ammessa la mancanza di uno o di entrambi il 1° premolare inferiore.

Stop o depressione naso-frontale: lo stop deve essere ben marcato, perché ciò avvenga bisogna che l’osso frontale scenda bruscamente, quasi a perpendicolo, sulle apofisi delle ossa nasali e dei mascellari (che invece salgono decisamente verso il cranio) e che i seni frontali siano abbastanza sviluppati da accentuare, visto di profilo, il salto naso-frontale.  

“Apofisi dei nasali: le fosse nasali sono formate dorsalmente dalle ossa nasali (e anche dai processi nasali dell’intermascellare) le cui parti terminali aborali in anatomia vengono dette apofisi delle ossa nasali, cioè sono le loro estremità superiori che sono molto fini e che si congiungono con le ossa frontali. Parimenti si denominano apofisi dei mascellari superiori le punte terminali superiori delle ossa mascellari superiori.” (Solaro)

 

CRANIO   

 

Abbiamo già sottolineato che la lunghezza del cranio, nell’Alano, deve essere pari alla lunghezza della canna nasale, mentre la sua larghezza bizigomatica deve essere inferiore alla metà della lunghezza totale della testa. La larghezza del cranio si misura nel suo punto di massimo sviluppo cioè agli zigomi:

“Arcata Zigomatica (zigomi): nel  piano parallelo al piano sagittale del cranio si trova l’arcata zigomatica (che è la base anatomica degli zigomi) formata per la sua parte orale dall’osso zigomatico o osso Malare e per la sua parte aborale dall’apofisi zigomatica dell’osso Temporale. Queste due ossa, in forma di robuste lamelle, partono dalle loro origini facendo una doppia curva in due sensi: in direzione esterna e in direzione dorsale determinando così l’arcata (che parte dalla fossa orbitale e termina sull’osso temporale nel quale deve trovarsi il foro uditivo). Quest’arcata dà inserzione al muscolo Massetere e in parte al muscolo Temporale, che sono muscoli masticatori. Se l’arcata zigomatica si protende molto all’esterno, aumenta la circonferenza della testa e il suo diametro trasversale….” (Solaro)

L’alano, che non è un cane da presa, deve avere cranio stretto e muscoli masseteri assai poco sviluppati, così che le facce laterali del cranio siano più piatte possibili.

L’osso frontale deve essere piuttosto piatto sia di fronte che di profilo. Ricordiamo che, rispetto alle linee cranio-facciali, l’asse longitudinale superiore, secante il cranio, deve essere perfettamente parallelo all’asse longitudinale superiore tangente la canna nasale.

I seni frontali sono piuttosto sviluppati sia in senso longitudinale che trasversale, senza eccesso alcuno, contribuendo alla forma piatta della fronte.

La sutura metopica deve essere marcata ma non profonda. “Sutura Metopica: è costituita da un solco mediano che parte dalla depressione naso-frontale e va a scomparire alla metà del cranio: divide perciò sagittalmente i seni frontali.” (Solaro)

L’Apofisi occipitale o cresta occipitale è, come dice lo standard, poco pronunciata, ma abbastanza evidente. “L’Apofisi Occipitale è una lamina ossea a  forma di cuneo che si inserisce tra le due ossa Parietali e che si eleva al di sopra dell’occipitale e della scatola cranica:…. dà inserzione a muscoli del collo” (Solaro)

 

OCCHIO

 

Lo sguardo è deciso e sicuro ma dolce e riflessivo, denotante carattere, intelligenza, bontà,  adorante verso il padrone. L’espressione è una peculiarità importante nella razza ed è il risultato delle caratteristiche di forma, posizione e colore dell’occhio.

L’occhio deve essere piuttosto grande, brillante, di forma tondeggiante. La versione attuale dello standard dice “forma a mandorla”, mentre tutte le precedenti dicevano “rotondo”.  Sull’uso dei due aggettivi si è molto discusso. Certo l’occhio dell’alano non è esattamente rotondo, come quello di un carlino per esempio, ma non è certamente a mandorla come quello di uno spiz giapponese, si potrebbe forse usare l’aggettivo rotondeggiante a sottolineare la forma che non deve certo essere esasperata né in un senso né nell’altro.

L’occhio, dato lo sviluppo accentuato dei seni frontali, è posto in posizione subfrontale. “Dicesi Posizione sub-frontale quando l’asse palpebrale determina con l’asse mediano della testa un angolo tra i 10° e i 15°. L’asse palpebrale è dato dalla retta che passa per l’angolo temporale dell’occhio all’angolo nasale dell’occhio.” (Solaro).

Le rime palpebrali deve essere ben pigmentate, il colore dell’iride il più scuro possibile. Solo nei soggetti a mantello arlecchino si ammettono ladre di depigmentazione e uno o entrambi gli occhi gazzuoli. Il colore dell’iride è importantissimo per l’espressione, l’occhio chiaro o, peggio, giallo un tempo assai comune nei neri, conferisce un’espressione brutta da vedere e nient’affatto adeguata a quella che deve avere un alano. Gli occhi gazzuoli nell’arlecchino non devono essere considerati difetto perché  prodotti dal gene M responsabile di questo mantello e dunque non controllabili attraverso la selezione, a differenza di quanto avviene per gli occhi chiari o gialli. Lo stesso vale per i blu dove anche la pigmentazione dell’iride subisce l’effetto del gene b responsabile della diluizione del colore.

Le palpebre devono aderire perfettamente al bulbo oculare in modo che non sia visibile la congiuntiva. Le palpebre pesanti o non ben aderenti al bulbo conferiscono un’espressione diversa da quella tipica dell’alano, spesso si accompagnano a eccesso di pelle e teste molto pesanti, allontanandosi dalla maestosa eleganza che deve caratterizzare l’alano.

 

ORECCHIO

 

L’orecchio è pendente, deve essere morbido ma sostenuto, piuttosto sottile ma consistente, piatto, di forma quasi triangolare, con margine anteriore aderente alla regione della guancia, ricoperto di pelo vellutato.. La sua base è larga inserita ben al di sopra dell’arcata zigomatica e precisamente sulla parte superiore dei muscoli temporali, in modo che il profilo superiore e laterale del cranio è dato, si può dire, dall’inserzione dell’orecchio. L’inserzione ha come limite posteriore l’attaccatura della testa al collo, e, anteriormente arriva a metà della lunghezza del cranio. L’apice dell’orecchio deve terminare con una punta piuttosto stretta e leggermente arrotondata che arriva, al massimo, al margine inferiore della gola.

 

COLLO

 

Il collo deve essere lungo, asciutto, muscoloso. La lunghezza, valutata dalla nuca al margine anteriore del garrese, deve corrispondere alla lunghezza della testa, dunque circa i 4/10 dell’altezza al garrese. L’inserzione con la testa deve essere ben definita da un netto distacco, la fusione con le spalle deve essere armoniosa e ben muscolata. La morfologia del collo è fondamentale per conferire all’alano eleganza e distinzione, il profilo superiore deve presentare una lieve, ma ben definita, arcuatura che, partendo dall’inserzione con la nuca, vada gradatamente scomparendo verso l’inserzione nel garrese. Il profilo inferiore deve ben armonizzare col superiore e deve essere asciutto, privo di pelle rilassata (giogaia).

 

Commento:

Il collo è caratteristica distintiva per l’alano, una delle differenze più evidente dai lontani cugini mastini. Ottenerlo con le dovute caratteristiche è difficile, proprio perché, una volta di più, si pretende di unire peculiarità che non vanno naturalmente d’accordo (che non sono l’una conseguenza dell’altra). Le teste importanti ed espressive devono avere labbro abbastanza abbondante, ma si pretende che il collo sia asciutto e privo di giogaia, del resto un alano con collo corto e ricco di pelle sconfina nella tipicità di altre razze.

 

ARTI ANTERIORI

 

SPALLA: deve essere lunga, fornita di muscoli lunghi, ben sviluppati, tonici e salienti. La sua inclinazione deve essere di circa 45°- 55° rispetto all’orizzontale.

 

BRACCIO: lungo, fornito di muscoli forti e ben definiti, è saldato al tronco per i suoi 2/3 superiori.

Considerando la spalla ideale che forma un angolo di 45° sull’orizzontale, l’angolo scapolo- omerale deve risultare di 110°. La direzione del braccio è praticamente parallela all’asse mediano del tronco.

 

Commento:

La correttezza dell’angolazione scapolo omerale è molto importante per l’armonia della costruzione, per l’uscita del collo, per permettere un passo ampio ed elastico. La scapola e l’omero devono quindi avere un buon sviluppo in lunghezza, il secondo leggermente superiore alla prima. L’omero corto, difetto abbastanza frequente, determina, oltre ad un angolo scapolo omerale troppo aperto, anche uno spostamento in senso orale del gomito e ciò spesso si accompagna al petto sfuggente e ad avere troppo spazio tra il gomito e il torace (aria ai gomiti).

AVAMBRACCIO:

l’ossatura è forte e asciutta, la muscolatura robusta. La sezione dell’avambraccio è ovale. La sua lunghezza è, all’incirca, pari a quella del braccio e insieme al piede e al metacarpo corrisponde alla metà dell’altezza al garrese così che, in cane alto 80 cm, la misura da terra al gomito deve essere di 40 cm. Questo rapporto è estremamente importante, l’avambraccio corto determina il difetto di “basso sugli arti” che è assai grave, avremmo quindi un soggetto che appare con il tronco iscritto nel rettangolo non per l’eccessivo sviluppo in lunghezza del tronco, ma per il poco sviluppo dell’avambraccio. I gomiti devono trovarsi in un piano parallelo al piano mediano del corpo, “ne consegue che i gomiti non debbono essere troppo serrati alla parete del costato eliminando il cavo ascellare (volgarmente detti gomiti chiusi), e neppure deviati all’infuori (volgarmente detti gomiti aperti).” (Solaro)

Rapporto Terra-Gomito/Gomito/Garrese

CARPO: in linea con l’asse verticale dell’avambraccio, in appiombo. Deve essere asciutto, forte e mobile.

 

METACARPO: Visto di fronte deve essere in appiombo, seguendo armonicamente la linea dell’avambraccio. La sezione è ovale, con la faccia anteriore e posteriore schiacciate. La pelle è sottile e il tessuto sottocutaneo scarso, così da lasciare in evidenza le ossa metacarpiane e il passaggio di muscoli e tendini. Di profilo è leggermente inclinato in avanti.

Appiombi arti anteriori

PIEDE:

deve avere forma rotonda, con dita ben arcuate, serrate tra loro (piede di gatto), non troppo grossi, ma in armonia con l’arto. Suole forti, ma non troppo spesse, pigmentate. Unghie ricurve e forti, pigmentate di nero, possono essere bianche negli arlecchini, nei mantel tiger, nei platten e nei neri con piedi bianchi.

TRONCO:  

Il tronco è forte, armonico, asciutto, muscoloso. Deve essere iscritto nel quadrato vale a dire che la misura dalla punta della spalla (angolo scapolo-omerale esterno) alla punta della natica (punta dell’ischio), corrisponde all’altezza al garrese. Lo standard considera accettabile un eccesso in lunghezza del 5% per il maschio e del 10% nella femmina. In pratica un maschio di 90 cm al garrese può essere lungo, senza che venga considerato difetto, sino a 94,5 cm, il che non fa che ribadire l’importanza di un tronco raccolto essendo evidente che 4,5 cm sono veramente pochi per un’altezza di 90 cm, quasi irrilevabili a occhio. Sarebbe discutibile la maggior tolleranza del tronco lungo nella femmina che, dovendo sopportare le gravidanze, non è certo avvantaggiata da una schiena troppo lunga, e il 10% di tolleranza fa sì che in un soggetto di 80 cm possa avere tronco lungo 88cm.

 

Commento:

Il tronco può essere inscrivibile nel rettangolo fondamentalmente per tre ragioni: 1) il rene lungo, 2) gli arti (in particolare l’avambraccio) corto, 3) l’abbondanza dello spazio intercostale.  Tali caratteristiche posso anche  ritrovarsi insieme nello stesso soggetto. Il rene lungo è difetto per qualsiasi razza, anche quelle in cui il tronco deve essere inscritto nel rettangolo, devono avere regione del rene corta e solida. Spesso il rene lungo si accompagna a dorso insellato e cedevole. L’avambraccio corto è tipico di varie razze, fino all’acondroplasia del bassotto, ma come già detto, è un grave difetto per l’alano. L’abbondante sviluppo della lunghezza della cassa toracica a causa dello spazio intercostale è caratteristica di varie razze, in particolare del setter inglese, non certo dell’alano che deve avere, lo si sottolinei una volta di più, tronco quadrato e raccolto.

Tronco nel quadrato AB=CD

PETTO:

ampio e ben sviluppato, muscoli pettorali ben evidenti. Essendo l’alano un Mesomorfo, la larghezza del petto non dovrebbe superare il 25% dell’altezza al garrese. I suoi limiti sono: superiormente la base antero-inferiore del collo, lateralmente i margini antero-superiori delle braccia, inferiormente lo sterno. Base anatomica: il manubrio dello sterno che deve essere situato a livello della punta delle spalle.

 

TORACE:

deve essere ampio, ben sviluppato, profondo, ben convesso a metà della sua altezza, deve scendere fino al livello dei gomiti. Le coste devono essere lunghe e ben convesse, leggermente inclinate verso il posteriore. Il punto più largo del torace, diametro trasversale, è a metà dell’altezza del torace.

La regione sternale è lunga e il suo profilo disegna un semicerchio a corda larga che rimonta verso l’addome.

Essendo l’alano un mesomorfo si può dire che la circonferenza del costato, misurata dietro il gomito, deve essere di circa 1/4 superiore all’altezza al garrese e il suo diametro trasversale deve raggiungere il 30-31% dell’altezza al garrese. Perciò l’indice toracico sarà rappresentato da un numero non superiore a 8

 

INDICE TORACICO O CORPORALE:

è dato dalla metà della somma della circonferenza e della profondità del torace in rapporto all’altezza al garrese;

 

Circonferenza + profondità : 2=  y

Altezza al garrese -  y=Z  (indice toracico)

 

 

 

DORSO:

deve essere corto e ben rettilineo, con garrese abbastanza elevato.

 

LOMBO O RENE:

si continua armonicamente col dorso. E’ corto, ben rettilineo, fornito di muscolatura ben sviluppata. Frequentemente il difetto del tronco lungo è causato da un eccesso di sviluppo in lunghezza di questa regione. 

 

VENTRE e FIANCHI:

dal profilo dello sterno, la linea inferiore del tronco rimonta gradatamente verso i fianchi, così da formare una linea asciutta, elegante, senza esagerazioni. L’incavo dei fianchi deve essere minimo.

 

GROPPA:

La groppa, che prolunga caudalmente la linea del rene, deve essere larga, robusta, muscolosa. La sua inclinazione deve essere piuttosto contenuta: tra i 10° e i 20°, calcolata tra il lombo e l’inserzione della coda. Va tenuto presente che l’inclinazione che si deve considerare è quella visibile, da non confondere con l’inclinazione del coxale che, naturalmente, è molto più inclinato. E’ evidente che un’inclinazione eccessiva del coxale, e quindi anche della groppa, provoca il “posteriore sotto di sè” e, conseguentemente, difetto nel movimento. La lunghezza della groppa deve essere il più possibile uguale alla sua larghezza.

 

CODA:

Inserita sulla linea della groppa, è grossa e robusta alla radice e va gradatamente affusolandosi verso la punta. E’ coperta da pelo corto e fine sia sulla faccia dorsale che su  quella volare. La lunghezza della coda è tale da raggiungere il garretto. Quando il cane è in stazione viene portata naturalmente abbassata, in movimento leggermente rilevata, a formare una lieve curva, senza assolutamente superare la linea del dorso.

 

Commento:

Il portamento della coda è un’importante indizio del temperamento del cane, la coda tra le gambe segnala timidezza o paura, la coda portata troppo alta eccesso di dominanza. Talvolta la punta della coda e deturpata dal callo che consegue a ferite o traumatismi, non è certamente da ricercarsi, ma non può neppure essere considerato grave difetto se non impedisce di valutare la forma e la misura della coda.

 

ARTI POSTERIORI

 

COSCIA:

Lunga circa 1/3 dell’altezza al garrese, deve essere dotata di muscoli potenti, ben individuabili sotto la pelle. E’ praticamente parallela al piano mediano del corpo.

 

GAMBA:

di lunghezza più o meno uguale alla coscia, forte, muscolosa. Scanalatura gambale abbastanza evidente.

 

GARRETTO:

largo, forte, solido. “Vista da dietro la linea posteriore che dalla punta del garretto scende a terra, deve trovarsi sulla verticale e sul prolungamento della linea delle natiche” (Solaro)

 

METATARSO:

robusto e asciutto. Quando il cane è in stazione visto da dietro, come di profilo, il metatarso deve trovarsi sulla verticale, cioè perpendicolare al terreno.. Visto di profilo, la linea perpendicolare che scende dalla punta della natica, deve passare davanti al metatarso di almeno “un piede”, ossia della misura corrispondente alla lunghezza del piede del cane, ossia la perpendicolare deve sfiorare il piede.

 

PIEDE:

come l’anteriore è un “piede di gatto”.

PELLE

La pelle deve essere piuttosto sottile, ben aderente al corpo in ogni regione. Pelle abbondante e lassa priverebbero l’Alano della sua indispensabile eleganza. Sono da considerarsi difetto le rughe sul cranio, è un difetto anche la presenza di giogaia, soprattutto se abbondante, infatti è frequente che i soggetti con testa importante, soprattutto maschi, presentino un po’ di pelle alla regione inferiore del collo, resta il fatto che non deve mai mancare la distinzione.

 

MANTELLO

 

PELO: corto (circa 1-1,5 cm.), uniformemente fitto, denso, liscio e lucente. Non deve esserci neppure l’accenno di frange. La tessitura del pelo è vitrea.

 

 

COLORE: è una caratteristica tenuta in grande considerazione. Lo standard è uguale per ogni varietà, ma nell’allevamento  e nei giudizi si distinguono 5 varietà: Fulvo e Tigrato, Arlecchino e Nero (che comprende anche Mantel Tiger e Platten), Blu.

 

Fulvo: dice lo standard “ dal giallo oro chiaro al giallo oro intenso” e la definizione è esaustiva. Il colore deve essere il più possibile uniforme, senza zone chiarissime, generalmente riscontrabili al margine posteriori degli arti. E’ difetto da penalizzare la carbonatura, soprattutto se evidente. La maschera nera deve essere presente e ben definita. Non va considerato difetto la presenza di peli bianchi dovuti all’incanutimento, evento frequente, anche in giovane età. Lo standard definisce “indesiderabili” piccole macchie bianche ai piedi e al petto, sono difetto se ampie.

 

Tigrato: “colore del fondo dal giallo oro chiaro al giallo oro intenso con striature nere più regolari possibile e nettamente disegnate, che seguono la direzione delle costole”. La vera difficoltà, per il tigrato, è quella di avere le tigrature ben definite e regolarmente distribuite sull’intera superficie del corpo. Per quanto concerne la maschera e le macchie bianche al petto e ai piedi ci si rifà a quanto detto per il fulvo.

 

Nero: “nero lacca”. Macchie bianche al petto e ai piedi sono regolari, in particolare per i neri con linea di sangue con arlecchino, infatti fanno parte di questa varietà anche i mantel e i platten. E’ possibile che si manifestino zone bianche più o meno ampie in un range che va dal nero puro al mantel, a seconda di come si incontrano i geni responsabili di questi mantelli. Senza dimenticare che in questo mantello esistono geni minori, detti “plus” e “minus”, il cui effetto è quello di aumentare o diminuire l’azione dei geni principali. Il discorso potrebbe essere diverso per i neri con linea di sangue con blu dove invece non è gradita la presenza di macchie bianche, ma è evidente che in sede di giudizio è impossibile fare questa distinzione, almeno fino a quando neri da arlecchino e neri da blu verranno giudicati insieme.

 

Mantel tiger: “il nero copre il tronco come un mantello, mentre il muso il collo, il petto, il ventre e l’estremità della coda possono essere bianchi”. Le aree bianche possono essere più o meno estese per l’effetto della coppia allelica responsabile del mantello e dei summenzionati geni minori.

 

Platten: è il mantello pezzato, dove il fondo è bianco e le macchie nere. Frequentemente si trova l’intero corpo bianco e macchie alla testa e alla groppa, ma possono essere anche presenti sul corpo, più o meno estese, comunque sempre con bordi regolari. Talvolta nel bianco si intravede la pigmentazione della cute o vi sono piccole macchie nere e ciò non deve essere considerato difetto. Non è rara la “testa di moro”.

 

Arlecchino: è la varietà più difficile da ottenere perfetta: il fondo deve essere bianco puro, senza moschettature, le macchie dal contorno strappato, regolarmente distribuite, non troppo grandi, senza macchie grigie o marroni. L’arlecchino è frutto della coppia allelica Mm (merle), il cui effetto è è assai complesso e poco controllabile con la selezione. E’ dunque evidente che diventi necessario tollerare alcune imperfezioni, pur tenendo questa caratteristica in gran conto.

 

Blu: “blu acciaio puro”, senza sfumature giallastre o nerastre. Sono ammesse piccole macchie bianche al petto o ai piedi.

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